Erica e Stefania Zattarin

2ZETA S.r.l.

“Sai bene quanto me qual è il valore dell’affetto di una sorella: non c’è nulla di simile al mondo”.

Questo pensava la grande scrittrice Charlotte Brontë e questo confermano due sorelle che ho il piacere di presentare oggi ai lettori di “Storie”, per la prima “intervista a due” della nostra rubrica.

Loro sono Erica e Stefania Zattarin, giovani e brillanti imprenditrici impegnate in prima linea nell’azienda di famiglia, la 2ZETA S.r.l., società leader nel settore dell’insonorizzazione in ambito industriale e civile, con sede a Bastia di Rovolon (PD), ai piedi dei Colli Euganei.

La casa di Erica è proprio accanto alla sede aziendale. Lei e Stefania mi danno appuntamento qui per l’intervista. Suono il campanello ed Erica mi accoglie come se ci conoscessimo da sempre. Un’affabilità non ostentata, non costruita, ma autentica. Mi fa accomodare sul grande divano di fronte al caminetto acceso.

“Dlin Dlon”. Il campanello annuncia l’arrivo di Stefania. Slanciata ed elegante, Stefania mi saluta con simpatia e va ad abbracciare sua sorella.

Le osservo una accanto all’altra. Non so perché, ma mi fanno venire in mente le gemelle Kessler. Forse per le loro gambe lunghe, per la solarità e la complicità che sprigionano nell’aria. Metto da parte questo gioco delle somiglianzee chiedo ad Erica e a Stefania di raccontarmi la loro storia e quella della famiglia Zattarin.

Esordisce Erica.
“Ho 36 anni, sono la sorella più giovane”.

“Beh, abbiamo solo 16 mesi di differenza!”, la interrompe Stefania con un sorriso beffardo.

Prevedo di divertirmi con loro. E così è stato, tra gag e schermaglie giocose che solo due sorelle profondamente affiatate riescono a creare.
“Nostro padre si chiama Ferdinando, la mamma Lucia - racconta Erica - Io e Stefania siamo due persone fortunate. Abbiamo vissuto un’infanzia felice. Siamo cresciute in un ambiente sano, dove c’è stato insegnato il valore della famiglia e quello dell’umiltà”.

“Abbiamo genitori molto giovani, che hanno solo 20 anni più di me - interviene Stefania, 37 anni, la sorella maggiore - Papà ha fondato la sua prima azienda quando era solo un ragazzo, poco più che 20enne. Nessuno credeva in lui, tranne una maestra che gli aveva sempre riconosciuto carisma e coraggio. C’aveva visto giusto. Con tenacia e determinazione, nostro padre riuscì a fondare a Zovon di Vo’, ai piedi dei Colli Euganei, una ditta specializzata in telai per bicilette”.

Nulla a che vedere con l’odierna attività aziendale, osservo.
“No, quella è arrivata anni dopo - spiega Stefania - In origine, papà e mamma hanno lavorato come fornitori per la Atala (storica azienda di biciclette fondata a Padova nel 1921 da Cesare Rizzato, n.d.r.). A coadiuvarli c’era un nostro zio giovanissimo, Gianni, che ha 15 anni meno di me! - sottolinea Stefania col suo sorriso contagioso - Poi c’era la nonna paterna, Dina. Una donna straordinaria, che lavorava in ditta come operaia e nel contempo seguiva me e mia sorella. Per noi, nonna è stata un incredibile esempio di forza d’animo, di moralità e di amore per la famiglia”.

Mentre parla della nonna, colgo tanta dolcezza negli occhi di Stefania, ma anche una profonda malinconia. Scoprirò poi il perché.
“In questa prima ditta di famiglia - racconta Erica - avevano trovato impiego dei giovani che tuttora lavorano con noi. In azienda si respirava un’aria molto piacevole. I ragazzi lavoravano sodo, ma sapevano anche divertirsi. I nostri dipendenti ci dicono sempre che si ricordano di noi bambine quando entravamo in azienda con lo zainetto! - rammenta con un sorriso che ha il sapore agrodolce dei tempi andati - Io e mia sorella siamo cresciute in questo ambiente lavorativo giovane, stimolante. Scorrazzavamo per gli uffici, giocavamo, ma nel contempo respiravamo il grande impegno e la dedizione dei nostri genitori per la loro attività”.

“Questo anche nei periodi più duri, che non sono mancati - ricordano entrambe - Ci sono stati momenti difficili, non sempre si riusciva a far quadrare i conti. Da Atala, col passare degli anni, è arrivato meno lavoro. Anche noi bambine avvertivamo una certa tensione, ma i nostri genitori si sono sempre impegnati a nascondere le difficoltà, a non farci pesare i loro sacrifici. Non ci hanno mai fatto mancare nulla”.

È l’immagine del Veneto che lavora, penso tra me e me. Quel Veneto che, insieme a tutto il Nordest, è stato considerato per 50 anni la “locomotiva d’Italia”, con il suo tessuto economico fatto di piccole/medie imprese vivaci e competitive. Un territorio che oggi - nonostante la profonda crisi finanziaria e i drammi sociali che lo stanno segnando profondamente - si rimbocca le maniche e continua a combattere.

Quando avete iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia, la 2ZETA?
“Io ho cominciato prestissimo - racconta Erica - Durante le vacanze scolastiche, stavo in ufficio affiancata da mamma. Sono stata io a portare per prima timbri e computer. Tra poco festeggio il 25esimo anno di attività! Il nostro è un ambiente di lavoro sereno. Collaboriamo con persone che ci hanno visto crescere. C’è affetto e rispetto reciproco. È una cosa rara mantenere così a lungo gli stessi collaboratori nell’arco degli anni. Il lato umano per noi è fondamentale. Oggi siamo 20 dipendenti e negli ultimi anni ci siamo aperti verso l’estero, anche se lavoriamo tantissimo con l’Italia. La nostra è un’azienda in crescita. Le difficoltà non mancano, ma noi crediamo fortemente nel nostro lavoro”.

“Sono entrata in azienda 11 anni fa, non da tantissimo - afferma Stefania - Quando ero piccola dicevo ai nostri genitori che mai e poi mai avrei lavorato con loro, la vedevo una cosa molto impegnativa. Poi il percorso universitario mi ha portata ad occuparmi di formazione nelle aziende, in particolare per quanto riguarda il passaggio generazionale. Da qui, entrando in contatto con le realtà artigiane venete, intervistandole e cercando di capire come hanno vissuto questo passaggio (ne è anche nato un libro, Staffetta generazionale, con il contributo della Regione Veneto) ho iniziato ad amare profondamente l’azienda di famiglia e ho voluto far parte del gruppo. Il mio desiderio, però, è anche quello di tornare alle origini, affiancando il lavoro in azienda a quello di formatore di aziende che vivono il passaggio generazionale”.

Facciamo un passo indietro. Un ricordo d’infanzia che vi è particolarmente caro?
“La prima cosa che mi viene in mente - risponde Erica - è quando, da bambine, papà ci ha regalato una bellissima pista per le macchine, per farci giocare insieme a lui! Altro che bambole e peluche… papà è sempre stato un giocherellone, e anche se non ha avuto un figlio maschio, con noi si è sempre divertito moltissimo, facendoci fare giochi che di solito le nostre amichette non facevano”.

“Poi abbiamo bellissimi ricordi delle nostre vacanze insieme - rammenta Stefania - Mai lontano da casa, perché potevano esserci urgenze di lavoro, ma ci siamo sempre divertite un mondo. Un’altra cosa che abbiamo sempre adorato fare era vestirci in maschera, alle feste di carnevale ma anche in azienda! Ieri come oggi. Siamo sempre state un po’ giocose, un po’ pagliacce (ridono). Siamo molto legate alla famiglia, quindi abbiamo tanti dolci ricordi della nostra infanzia”.

Poi come avete vissuto l’adolescenza?
“Da bambina sono sempre stata un maschiaccio - confessa Erica - Nell’adolescenza ho iniziato piano piano a scoprire la mia femminilità, a indossare abiti più raffinati, a curare di più il mio aspetto e i miei modi”.

“Io invece sono stata sempre femminile! - ribatte Stefania scherzando con la sorella - Ho vissuto bene l’adolescenza, in quel periodo ho iniziato ad andare a Padova a studiare, quindi c’è stata per me la scoperta di un nuovo mondo e di tante attività culturali. A scuola facevamo recitazione, musica, teatro, ballo. Insomma molta vivacità”.

“Io ho sempre vissuto più fuori casa di Stefania, ho sempre avuto molti amici fin da ragazzina - spiega Erica - Mia sorella invece ha scoperto più tardi questa dimensione delle nuove amicizie”.

“Per me è sempre venuto prima lo studio, poi il divertimento - ammette Stefania - Sono sempre stata molto inquadrata. Non ero propriamente secchiona, ma ci tenevo allo studio. La filosofia era la materia in cui eccellevo, è sempre stata la mia passione. Fino all’ultimo, per l’iscrizione all’Università, sono stata indecisa tra Filosofia e Scienze della Formazione”.

Parlatemi dei vostri caratteri.
“Io e Stefania abbiamo sempre condiviso tutto, anche se abbiamo caratteri molto diversi - racconta Erica - Io sono sempre stata la ribelle della famiglia. Quando avevo 10 anni, sono perfino scappata di casa!”.

Come scappata di casa? Dove te ne sei andata tutta sola?
“Sono uscita ad esplorare un po’ il mondo - risponde Erica con l’ironia che la contraddistingue - Non ho detto niente a nessuno, ho preso la porta e me ne sono andata. Senza saperlo, sono pure finita ad una bella festa di compleanno, mi sono divertita e me ne sono tornata a casa (ride). Le regole mi stanno strette. Non sembra, ma è così! Mia sorella si è sempre data da fare tenermi a bada. Erica hai studiato? Erica hai fatto i compiti? Stefania è stata la mia seconda mamma… Lei è sempre molto composta, più inquadrata di me”.

“Poi però le cose si sono ribaltate! - puntualizza Stefania - Una volta terminato il percorso scolastico e l’università, mi sono scatenata!”.

Ridono entrambe di gusto, ed è un piacere respirare la loro sintonia, leggere nei loro sguardi l’incredibile affiatamento che le unisce.
“Erica mi portava lungo le sue strade di perdizione! - scherza Stefania - Quando i nostri genitori non ci davano il permesso di uscire, di andare alle feste o in discoteca, lei mi diceva sempre ‘Dai, andiamo!’. Per starle dietro uscivo pure io. Andavo per controllarla, ma alla fine mi divertivo molto! - ammette Stefania - Poi col tempo, tra i 20 e i 25 anni, abbiamo vissuto tutto insieme: vacanze, discoteca, feste. Siamo sempre andate d’accordo: diverse l’una dall’altra, ma molto in sintonia”.

“Sono una persona decisamente ottimista - riprende a raccontare Erica - Per me il bicchiere è sempre mezzo pieno. Ho anch’io le mie ansie, soprattutto da quando è nato mio figlio Jacopo, però prevale la mia visione positiva della vita. Sono molto fiduciosa verso gli altri, cerco sempre il lato bello delle persone. Quando vengo tradita, però, non dimentico e non perdono. Elaboro la delusione e chiudo il rapporto, ci metto una pietra sopra e per me finisce lì. Io sono ribelle dentro, ma con le persone sono tranquilla, ‘paciosa’ - mi fa simpatia questo aggettivo usato da Erica - Non voglio litigare con nessuno, cerco sempre di evitare gli scontri, piuttosto la butto sul ridere. Sono ironica e mattacchiona”.

Stefania invece si riconosce un carattere più impulsivo.
“Io vado molto a pelle nei rapporti umani. O una persona mi piace o non mi piace. Sento subito se una relazione, un’amicizia o una collaborazione può funzionare. Se ho percezioni negative, taglio. Mi piace dire sempre quello che penso, a costo di essere molto diretta. Sul lavoro sono una leonessa, piuttosto sanguigna”.

“In ufficio le discussioni con lei sono all’ordine del giorno! - rivela Erica - perché Stefania è molto ‘aggressive’ come carattere (lo dice in inglese, il che suona ancora più ironico e buffo), è scattosa, felina”. Se la ride Erica parlando di sua sorella.

“Lo ammetto - ribatte Stefania - Porto a un tale punto di esasperazione i miei genitori e i collaboratori, che tutti aspettano con ansia la mia partenza per le ferie, per avere una settimana o più di relax e poter tirare il fiato!”.

Decisamente un bel caratterino…
“Eh sì - conferma Erica - Stefania incute parecchio timore. Pensa che tutti in ufficio chiedono a me di fare da mediatrice quando ci sono cose da chiederle… Insomma, Stefania morde!”.

“Sì, perché ho tantissime cose da fare - ribatte lei - e pretendo di farle tutte insieme. Divento ‘tachènte’ (efficace aggettivo alla veneta!) perché mi sento addosso tante responsabilità”.

“Eh no Stefy! Questo è il tuo carattere. Non ci sono altre scuse”, conclude Erica con un sorriso sardonico…

“Mah, in fondo un po’ mi diverte questo mio lato aggressivo - confessa la maggiore delle sorelle Zattarin - In fin dei conti non mi dispiace affatto, perché le persone non sanno mai che reazione posso avere, cosa aspettarsi da me. Le spiazzo, e questo un po’ mi piace. Dovrei usare questa tattica anche nella vita privata! - esclama con ilarità - Tanto sono aggressiva nel lavoro, quanto sono una ‘polpetta’ nel privato…”.

Una polpetta? Così si definisce scherzosamente Stefania (ridiamo tutte e tre di gusto).
“Sì, perché nelle amicizie e nelle relazioni sono perfino troppo buona e disponibile. I miei amici non riescono a credere che io possa essere aggressiva in ufficio, perché con loro sono completamente diversa”.

Cosa amate fare nel tempo libero?
“A me piace molto ristrutturare e recuperare vecchi mobili, trasformarli, dar loro nuova vita - racconta Erica - Amo anche lavorare a maglia! Mi rilassano questi lavori manuali. Poi adoro sciare! Sono innamorata della montagna, mentre Stefania preferisce il mare. Mi piace molto correre immersa nella natura e ascoltare la musica. Ho bisogno di evadere, perché faccio un lavoro che mi impegna molto a livello di concentrazione. In azienda mi occupo della parte amministrativa. Ho molte responsabilità, quindi appena posso cerco di ritagliarmi dei momenti di relax”.

“A me piace lo sport in generale e il nuoto in particolare - interviene Stefania - Vado a nuotare almeno due volte a settimana. Ogni mattina pratico lo yoga, mi connetto con me stessa e mi rilasso. Poi amo stare all’aria aperta, viaggiare, conoscere, esplorare. Sono una persona molto curiosa. Amo le diversità, mi piace scoprire culture e stili di vita lontani. Uno dei Paesi che ho amato di più visitare è la Turchia, proprio perché è un incrocio di mondi e culture diverse. Mi diletto a cucinare, ma solo per gli amici, perché abito da sola e per me preparo insalate e pasti veloci. Amo uscire e fare un po’ di vita mondana. Adoro ballare, mi scateno letteralmente in pista! Mi devono portare fuori con la forza (ride scherzando con Erica). Per lavoro giro tantissimo e mi stanco molto, ma mi rigenero stando con gli amici e ballando a più non posso!”.

Un momento difficile o doloroso della vostra vita?
“Ne ho avuto più di uno - risponde Erica pensierosa - In questi ultimi anni ho rischiato più volte la vita - rivela - Ho dovuto affrontare seri problemi di salute legati alla gravidanza: una brutta gestosi che mi ha quasi portata al coma. Questa vicenda mi ha segnata molto, soprattutto nel post parto, una fase in cui noi donne siamo più fragili. Mi sono fatta aiutare, la famiglia mi è stata molto vicina. È stato un momento davvero difficile della mia vita, in cui ho dovuto tirare fuori tutto il mio coraggio”.

Dall’espressione intensa di Erica, dal tono dimesso della sua voce, intuisco il dolore che ha dovuto affrontare. Anche per questo, non voglio chiederle di più. Lei stessa sposta l’attenzione su un altro brutto episodio che ha vissuto, un grave incidente domestico.
“Ho rischiato di morire schiacciata dal portone di casa mia - racconta - Se non c’era mio marito che mi sentiva urlare e mi salvava, sarei stata completamente schiacciata dal portone. Questo è successo un anno e mezzo fa. Ho preso una paura pazzesca. È una cosa che mi ha fatto riflettere ancora di più sulla vita, sul valore del presente, che è un dono inestimabile”.

E tu Stefania? Che momenti difficili hai dovuto superare?
“Mi è capitato spesso di sentirmi scoraggiata, sola. Se penso a come immaginavo la mia vita 10 anni fa, oggi vivo esattamente l’opposto. Mi vedevo sposata, con dei figli, alle prese con un lavoro sedentario di 8 ore in ufficio. Oggi, al contrario, ho un lavoro dinamico - in azienda seguo la parte commerciale e viaggio molto - non sono sposata e non ho figli, eppure sono contentissima! Ho superato i momenti di malinconia. Ho capito che nella vita bisogna accettare e seguire i cambiamenti. Questo arricchisce una persona, nel privato e nel lavoro. Se seguiamo il corso della natura e del destino, se sappiamo assecondarlo con consapevolezza, allora cresciamo, ci evolviamo. Se invece rimaniamo statici, da qualsiasi punto di vista, è la fine. Uno deve sentire cosa è giusto per se stesso e seguire le proprie inclinazioni. Sono molto esigente, questo non facilita le cose, ma mi va bene così. Il grande dolore della mia vita, però, è stata la perdita di nonna Dina, mancata nell’agosto scorso...”.

Il racconto si interrompe all’improvviso. La voce le si spezza in gola, Stefania si commuove, piange. La sua reazione mi coglie impreparata, vorrei stringerla, consolarla. Le dico solo che mi dispiace moltissimo di averle posto una domanda così delicata, che non sapevo di sua nonna. Sono visibilmente in imbarazzo, ma poi capisco che per Stefania è anche liberatorio parlarne. Il dolore va sempre tirato fuori, elaborato. Dopo ci si sente meglio. Stefania ed Erica mi raccontano della loro adorata nonna, della sua tenacia, dell’infinita dolcezza... Mi sembra quasi di vederla, nonna Dina, seduta sul divano accanto alle nipoti, a ridere con loro e a coccolarle come fossero ancora bambine. Cerco di stemperare la commozione generale con una domanda provocatoria.

Ma litigate spesso voi due?
“Eccome! - esordisce Erica - Anche qualche settimana fa. Il massimo che facciamo, però, è non rivolgerci la parola per un giorno, poi ci cerchiamo, non sopportiamo la distanza, il silenzio tra noi. Io mi offendo, perché sono troppo sensibile e divento permalosa. Le persone aggressive non le reggo, mi distruggono. Allora alzo un muro, tengo il broncio. Poi, dopo massimo un giorno di silenzio, mia sorella viene a cercarmi, a farmi le coccole”.

“Di solito le discussioni nascono per motivi di lavoro o di vita privata, ma quando vedo che Erica non mi parla sto malissimo - ammette Stefania - Col senno di poi, so che è sempre colpa mia se litighiamo, perché uso parole troppo dure, sono troppo aggressiva. Sicuramente devo imparare a gestire meglio questo lato del mio carattere”.

“Al di là delle nostre differenti personalità, io ed Erica siamo legatissime”, spiega Stefania.

“Non potrei vivere senza di lei - incalza Erica - Mia sorella è la mia migliore amica, mi confido solo con lei”.

Voi fate parte dell’Associazione iDonna. Perché vi siete iscritte?
“Prima di tutto perché conosco la Presidente Silvia Gori, la stimo e la considero una grande professionista - dichiara Stefania - Mi ha parlato del suo progetto quando era ancora in fase embrionale, e mi sono subito entusiasmata. Noi siamo state le prime associate di iDonna - svela - meritiamo un premio!”.

“Silvia Gori ha profonde competenze sul fronte dell’imprenditoria femminile, sapevamo di affiancarci ad una professionista molto seria - conferma Erica - Grazie all’associazione, riceviamo molti stimoli nuovi da altre imprenditrici. È anche un modo per far conoscere noi e la nostra azienda”.

Pensate che il mondo del lavoro sia ancora maschilista?
“Oggi le donne hanno preso posizioni importanti in tutti i campi. Se una donna è brava e competente, viene rispettata e promossa nella sua carriera - osserva Stefania - Ci sono donne che spesso hanno un atteggiamento remissivo nei confronti degli uomini, ma sta a loro farsi valere, non è colpa della società. Per me le donne hanno una marcia in più, per intuito e sensibilità. L’importante è non cadere nella trappola della rivalità e della competizione. Dobbiamo essere le prime a far rete tra noi”.

Cosa vi fa più paura nelle persone?
“La falsità”, risponde di getto Erica.

“L’opportunismo - ribatte Stefania - E il fatto di essere poco collaborativi nel lavoro”.

Progetti per il futuro?
“Io mi sento serena. Sono contenta della mia vita, ma spero possa andare sempre meglio!”, dichiara Erica.

“Tengo a far crescere la nostra azienda - racconta Stefania - Oltre a quello che è stato realizzato finora, sogno di creare qualcosa di nuovo con Erica. In generale, vorrei essere felice come persona. E mi riprometto di essere meno prepotente!”.

“Evviva!”, applaude Erica. Si guardano, ridono con allegria, sedute una accanto all’altra. Istantanea di un rapporto speciale.


a cura di Damiana Schirru, Storie di JoyLife - Racconto del: 26.02.2016