Elisa Gelmini

Socia Studio ADM e Partner iDonna

“Elisa Gelmini è una donna solare, sicura di sé. Lo vedo da come si muove, da come sorride”.

Sì… perché ogni sorriso è diverso dall’altro. Il suo emana eleganza e gentilezza, unite ad una grande determinazione.

La incontro nella sala conferenze dello Studio ADM Associati di Padova, di cui è socia. Appena entra nella stanza, avverto un’energia positiva che mi mette subito a mio agio. Sarà per questo che mi concedo una domanda non proprio originalissima: Gelmini… qualche parentela con l’onorevole Mariastella?
“Che io sappia no!”, risponde con un’ilarità che scalda l’atmosfera e predispone al racconto. Come lei, però, ho origini lombarde. Sono nata a Padova, dove ho sempre vissuto, ma la mia famiglia proviene da Mantova”.

Ci sediamo una di fronte all’altra. Mi guarda dritta negli occhi e, senza troppo tergiversare, afferma:
“Oggi sono una donna realizzata. Dico ‘oggi’ perché ho avuto una vita ad ostacoli. Ho 45 anni, e tengo a sottolineare questo dato, perché si dice che per le donne l’età migliore sia dai 40 in su. Ebbene, lo confermo!”, dichiara con un entusiasmo che sa di conquista sudata sul campo. “Oggi sono contenta di avere 45 anni. Trovo sia un’età molto bella, di consapevolezza, di serenità. E’ un’età in cui ti senti in equilibrio”.

Parlaci di te, della tua infanzia.
“Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia benestante - racconta - Ho avuto tutto quello che mi ha fatto diventare la persona che sono oggi. Un’infanzia serena accanto ai miei genitori e a mia sorella Alessandra, i viaggi, gli studi… Forse sono stata un po’ viziata (ride). Sono arrivata dopo diversi anni di matrimonio dei miei genitori: prima figlia, prima nipote, unica per nonni, zii, genitori. Ero una bambina buona, dolce, ma per niente calma! Sono nata di 7 mesi… come dire, molto attiva fin dalla nascita - esclama con il sorriso vivace che la contraddistingue - Non stavo mai ferma, ero ipercinetica. E rompevo tutto!”.

Come rompevi tutto?
“Eh sì… Da bimba ero piena di vestitini e soprattutto di giocattoli, che con me avevano vita breve… (ride). Ricordo un aneddoto. I miei genitori una sera tornano a casa con una bambola meravigliosa, di quelle degli anni ‘70, che camminava. Era grande quasi come me. Io la guardavo stupita. Ad un certo punto, prendo la bambola e zac! Le stacco le gambe. Un investimento di bambola disintegrato in pochi minuti!”.

Mi sembra di vedere la scena. I poveri genitori, increduli, assistono alla gambizzazione della bellissima bambola… Ma perché l’hai fatto?
“Volevo capire come faceva a camminare. Volevo vedere il meccanismo interno, aprirla e scrutare. Questa la considero una metafora di come sono io. Non posso non capire una cosa, è più forte di me. Anche oggi, ho questo bisogno di destrutturare tutto. Odio restare in superficie, ma questo lo considero il mio valore aggiunto. Quando incontro una persona, non mi fermo mai all’apparenza. Ho bisogno di entrare dentro di lei, di comprenderla. In questo senso, mi sento introspettiva. So scendere molto nel tecnico, per la mia forma mentis e per il mio percorso professionale, ma nel contempo cerco sempre i lati spirituali della vita”.

Raccontaci della tua famiglia.
“Mio padre, Luciano, era agente di commercio di prodotti siderurgici. Da lì ha poi creato delle società in quel settore. Ha amato molto la sua famiglia, ma è stato un padre di quegli anni, un grande lavoratore, non il ‘mammo’ di oggi (ride). Era meno coinvolto nella quotidianità familiare, ma non ci ha mai fatto mancare l’affetto, né tutto il resto. Il fulcro della famiglia, però, è sempre stata mia madre, Albertina. Lei era una donna fortissima. Dico ‘era’ perché è mancata quando io avevo 19 anni, per colpa di un tumore. Un calvario durato 2 anni”.

Lo sguardo di Elisa si fa dolce e triste, ma non arrendevole. Non sarebbe da lei.
“Questo è stato il primo grande ostacolo della mia vita, il primo confronto col dolore vero”.

Quello che ti entra nelle viscere - penso - Che senti sotto le costole, che ti resta dentro come un parassita, un ospite indesiderato con cui negli anni, tuo malgrado, devi imparare a convivere.
“All’inizio, appena mancata mia madre, ho avuto il rifiuto totale della morte. Ho fatto perfino fatica ad avvicinarmi al ricordo di mamma. Non andavo in cimitero, non credevo nell’aldilà. Poi, il tempo mi ha aiutata. Ho fatto un mio percorso interiore. Ho imparato ad accettare la morte con maggiore distacco. Oggi non temo la morte. Mi spaventa di più la malattia, la sofferenza. L’amore e l’esempio che mi ha lasciato mamma non moriranno mai. E’ lei che mi ha dato l’imprinting, in positivo e in negativo, e mi ha resa la persona che sono oggi. Il suo primo insegnamento è stato quello di non avere bisogno di nessuno. Proprio così mi diceva: ‘Ricordati, Elisa, che non devi mai avere bisogno di nessuno’. Mi ha educata all’indipendenza, che è libertà. Mamma aveva rinunciato al suo lavoro per seguire la famiglia, e questo è un messaggio che mi ha trasmesso con un po’ di rimpianto, anche se io le sono profondamente grata per essersi occupata con tanta dedizione di me e mia sorella”.

Cosa è accaduto dopo la morte di tua madre?
“Mi era crollato il mondo addosso, ma sono una persona tenace (segno zodiacale Toro - rivela - mi sento molto terrena, molto concreta). Volevo essere forte per mia sorella. Ora toccava a me dare l’esempio. Avevo voglia di studiare. Per me sapere è potere. Mi ero diplomata in ragioneria, perché i miei genitori volevano che lavorassi in banca, come ogni famiglia sognava allora per i figli. Mio padre mi diceva che avevo già il posto alla Cassa di Risparmio, ma io non ne volevo sapere. Me lo rinfaccia sempre. Gli dissi che volevo proseguire gli studi. Avrei voluto studiare Economia, ma non volevo cambiare città, per stare accanto alla famiglia. A Padova non esisteva Economia e Commercio, quindi optai per Scienze Politiche con indirizzo economico. Quello dell’Università è stato un periodo meraviglioso della mia vita. Ho conosciuto tante persone importanti, perché sono una donna di relazioni - così si definisce Elisa - Facendo Scienze Politiche, ho capito che la mia vera attitudine era quella delle Pubbliche Relazioni”.

Dopo la laurea che percorso hai affrontato?
“Ho fatto pratica in uno studio di commercialisti, perché dovevo prendere l’abilitazione alla professione. Avevo scelto il ramo della consulenza del lavoro, che unisce la parte economico-giuridica e quella umana. Nel mondo del lavoro, mi piace ricordarlo, parliamo di persone, non di numeri. Dietro una busta paga, c’è una persona. Dietro la gestione di dipendenti ci sono esseri umani, ci sono storie, ci sono percorsi positivi e negativi. Ho proseguito con la consulenza del lavoro, facendo l’esame di Stato e abilitandomi alla professione, scegliendo poi di fare la libera professionista. Ho anche lavorato per anni in azienda, esperienza molto formativa per diventare una consulente in proprio. Se non sai cosa vogliono le aziende, non puoi consulenziare in modo credibile”.

Poi, l’incontro con lo Studio ADM, di cui sei socia dal 2014.
“La sinergia con ADM è un passaggio più recente, che mi ha cambiato la vita. Una sera, con i miei attuali soci, Alessandro Allamprese, commercialista, e Stefano Rognini, avvocato, ci siamo seduti intorno a un tavolo e abbiamo deciso di dar vita a questo progetto, perché tutti e tre abbiamo una visione del lavoro diversa da quella che c’è in giro. Partiamo dal presupposto che le professioni stanno per morire, se si continua a farle come un tempo. Il professionista non può più mettersi sopra il cliente, ma deve sedersi accanto a lui, credere nelle stesse cose e raggiungere con lui degli obiettivi. Questa è la consulenza vera. Con il nostro progetto, sono entrate a far parte dello Studio altre due entità, quella legale e quella HR, delle Human Resources. Si è scelto di tenere il marchio ADM, perché era già conosciuto e apprezzato. E’ una sorta di ADM 2.1, l’evoluzione dello Studio, il grande sogno che si realizza. Io gestisco tutta l’area HR, faccio consulenza aziendale e in risorse umane. Nella consulenza del lavoro, oggi sono in Consiglio Direttivo dell’Ordine di Padova, sono in varie commissioni. Le stellette non mi interessano, ma tutto questo dà valore alla professionalità”.

Una donna tra due soci maschi…
“Io dico sempre che sono una fan delle donne, ma nella mia vita gli uomini hanno fatto la differenza a livello lavorativo. I miei soci in ADM sono stati la prima ‘cosa’ che ho scelto, che mi ha dato il coraggio di cambiare strada. Oggi nello Studio siamo circa 28 persone, a crescere, perché siamo in continua ricerca. Copriamo ogni ambito della consulenza, dalla materia legale a quella finanziaria, dal controllo di gestione alle risorse umane. Il cliente da noi si trova avvolto e accompagnato in un progetto a 360°. Considero ADM il mio traguardo, anzi, il mio punto di partenza per il futuro. E’ il progetto della mia vita, quello per cui ho lavorato tanto e sono arrivata”.

Sei anche Partner dell'Associazione di imprenditoria iDonna.
“Ah sì! Con loro porto avanti progetti interessanti. Il mondo femminile lo conosco bene, perché faccio parte della Commissione Pari Opportunità e della Commissione Interprofessionale Pari Opportunità della Provincia di Padova. Parlare di donne è un argomento delicato per me, perché ho una visione un po’ impopolare al riguardo. Le donne sono ancora molto svantaggiate nel mondo del lavoro, però, diciamoci la verità, un po’ se lo vogliono… E qui so di essere impopolare, ma le donne non fanno rete, hanno una concezione del loro lavoro e della famiglia spesso limitante. Questo fa parte della cultura italiana, diversa ad esempio da quella anglosassone. Noi vorremmo la carriera, ma anche stare a casa 2 anni quando abbiamo un figlio. Questo non è accettabile, perché nel mondo di oggi stare a casa un anno dal lavoro è come starne fuori 10. Le donne che fanno impresa hanno una forza incredibile, e il mondo di iDonna è composto da questo tipo di imprenditrici. Donne grandiose, che sanno conciliare lavoro e famiglia. Quando vogliono, le donne sono molto più forti degli uomini. L’importante è non cadere nel tranello di voler diventare più cattive dei maschi. Se le donne mantengono le doti proprie della natura femminile, la saggezza, la delicatezza, la sensibilità, l’intuizione - unite alla forza - sono imbattibili. L’importante è fare rete. Se ci si chiude, è la fine”.

Da ragazza pensavi che sarebbe stata così la tua vita?
“Sì e no. Ho sempre avuto le idee abbastanza chiare. Quando giocavo da bambina, pensavo che sarei stata dietro una scrivania a lavorare, a gestire altre persone, e questo si è avverato. Per il resto, però, mi sarei immaginata una vita di famiglia, oltre che di lavoro, con un marito, dei figli. Questo non è avvenuto. C’è stato un momento della mia vita in cui ho vissuto male questa situazione, ma poi ho realizzato che mi sentivo bene così, e allora perché cambiare? Tutto sommato stavo vivendo la vita che avevo scelto, mi sentivo comunque realizzata, libera. Poi è arrivato l'uomo dei miei sogni, Alberto (sorride). Oggi ho accanto il compagno che ho sempre desiderato, l’uomo che amo, con cui ho un rapporto bellissimo. E’ entrato da poco nella mia vita, e forse anche per questo ce la godiamo ancora di più, perché abbiamo la consapevolezza di cosa vogliamo da un rapporto a due, vissuto in un’età matura. Sappiamo quanto è difficile trovare la persona giusta, e questo rende ancora più solido e profondo il nostro rapporto, fatto di grande complicità”.

Come trascorri il tempo libero?
Ho due grandi passioni. Una è la cucina. Amo mangiare, ma amo soprattutto cucinare! Il mio piatto forte è la pasta con pomodoro e basilico, rigorosamente freschissimi. L’altra mia grande passione sono gli animali. Io vivo con un cane meraviglioso, Ettore, che è il mio compagno di vita, il mio grande Amore, e non se ne abbia a male il mio fidanzato! Amo infinitamente gli animali, perché loro conoscono l’amore incondizionato. Quando guardi negli occhi un cane, un cavallo, un animale in generale, quello che vedi, è quello che è. Tu vedi l’anima. Non si può dire lo stesso di un essere umano. Lo sguardo delle persone è sempre schermato. Quando Ettore mi guarda negli occhi, penso sempre: questo è l’Amore puro. Poi mi piace la corsa, camminare e leggere”.

Cosa hai capito oggi di te stessa?
“Mi sento bene nei miei panni, meglio che in passato. Da ragazza ho dovuto superare il grande dolore per la perdita di mia madre, ma anche allora non sono caduta in depressione. Considero quel lutto il momento più formativo della mia vita, per la presa di coscienza delle mie responsabilità. Come figlia, come sorella maggiore, come donna. D’un tratto mi sono trovata a passare da una vita spensierata, ad una vita dove ha fatto irruzione il dolore, la perdita. Questo non mi ha però fatto diventare pessimista. Non sono soggetta alla depressione, semmai vado in ansia, in iperstress. In quel momento difficile, ho cercato di ascoltarmi e di capire me stessa, con l’aiuto di varie figure. Anche oggi mi faccio aiutare, ma ricerco io per prima questo percorso di conoscenza interiore. Sono introspettiva ma non introversa, tutt’altro! Sono estroversa, empatica, ottimista. Amo l’educazione e la gentilezza. Credo nelle persone. Ho avuto le mie delusioni, ma alla fine credo nella natura umana. Non mi pongo mai delle barriere di fronte agli altri, soprattutto con le donne, facili a cadere nella trappola della competizione e dell’invidia, sentimenti che non mi appartengono”.

Progetti per il futuro?
“Io ho tantissimi sogni. Per la mia vita privata, spero che resti quella di oggi. Sono felice, ho una vita di relazione fantastica, un uomo che amo tantissimo e da cui mi sento profondamente amata, quindi non chiedo nulla di più. Sul lavoro, sogno che il progetto ADM arrivi dove si è prefissato di arrivare, ovvero diventare un grande laboratorio di talenti, di idee, di progetti di altissimo livello. Vorrei avere più tempo libero per coltivare le mie passioni. Mi piacerebbe scrivere un libro di cucina. Soprattutto, chiedo di poter continuare a giocare con Ettore e perdermi nei suoi occhioni languidi, che mi fanno sentire unica”.


a cura di Damiana Schirru, Storie di JoyLife - Racconto del: 04.02.2016